Guai a disturbare i terroristi

di Vittorio Feltri - da Libero del 14 maggio 2004
L'Ordine dei giornalisti denuncia Feltri, Liguori e Ferrara per aver pubblicato la foto dell'ostaggio americano decapitato. Sono ammesse solo immagini dei marines che torturano prigionieri

La decapitazione di Nick Berg. Da Libero del 13 maggioNon siamo soli. Oltre a Libero, in Italia anche il Foglio di Giuliano Ferrara ha pubblicato l'immagine, tratta da un video, della decapitazione di Nick Berg, ventiseienne statunitense, ebreo. In Germania la stessa cosa hanno fatto addirittura tre quotidiani: Bild Zeitung (il più diffuso: 5 milioni e passa di copie al dì), Die Welt e Münchner Merkur. Come vedete, il giornale che state leggendo è in buona e folta compagnia. Ciò dovrebbe bastare a far capire che la scelta di documentare la feroce esecuzione, fosse pure discutibile, è stata fatta per ragioni etiche e di par condicio. Da settimane infatti la stampa di tutto il mondo, inclusa la nostrana, sbatte in prim a pagina fotografie agghiaccianti scattate mentre soldati americani e inglesi infliggono torture a prigionieri iracheni: un uomo incappucciato con i fili della corrente attorcigliati ai polsi, ammucchiate di corpi nudi, un uomo a terra e tenuto al guinzaglio. Si badi bene, non si tratta di detenuti morti, bensì vivi e umiliati la cui privacy, con la pubblicazione delle istantanee, è stata palesemente violata. Non importa. Nessun giornale si è tirato indietro: la notizia delle torture angloamericane è stata data da tutti con grande risalto, corredata appunto da immagini. E non risulta che dalle nostre parti si siano mossi l'Ordine dei giornalisti e la magistratura al fine di perseguire i direttori responsabili. D'accordo, l'antiamericanismo acceca molta gente per cui denunciare le malefatte dei marines col contributo di foto raccapriccianti è giudicato politicamente corretto. Però stupisce che di fronte alla crudeltà dei terroristi iracheni, anziché prendersela con gli assassini, la categoria cui apparteniamo si scagli contro chi ne fornisce una macabra prova. Viene il sospetto sia in atto un processo di irachenizzazione delle coscienze: giusto enfatizzare le barbarie americane; guai viceversa a enfatizzare quelle degli islamici. Due pesi e due misure. Inaccettabile. Eppure l'Ordine regionale della Lombardia attacca Libero e il Foglio, sollecita la Procura ad aprire un'indagine, minaccia sanzioni. Questo sì è raccapricciante. Non siamo nuovi a certe esperienze. Un paio d'anni fa' lo stesso Ordine cercò di radiare l'autore del presente articolo. Motivo, aveva pubblicato alcune foto di pedofili e di bambini (le pecette ne nascondevano gli occhi rendendo irriconoscibili i volti) prelevate da siti Internet accessibili a chiunque, anche ai minori (spesso abilissimi a navigare). Poi la questione si risolse. Ora la corporazione ritenta il colpo. E non si rende conto che i corpi nudi e avviluppati dei prigionieri, ritratti e pubblicati da ogni giornale, sono osceni tanto quanto quelli dei pedofili. Appunto, due pesi e due misure. E che dire delle migliaia di foto, periodicamente riproposte ai lettori, in cui spiccano gli orrori dei campi di concentramento nazisti? La risposta è scontata: servono per non dimenticare. Giusto. Ma è forse da dimenticare la decapitazione di un ragazzo secondo riti tribali? Per non dimenticare, occorre sapere. Ecco il perché della foto di quella testa mozzata tenuta per i capelli da un assassino. Fa comprendere in quale guerra siamo impegnati e contro chi. È stata una scelta etica. O scelta etica è soltanto quella di evidenziare le foto della vergogna americana? O quella di ristampare ogni due per tre l'immagine di Mussolini esposto a testa in giù, con l'innocente Petacci, in piazzale Loreto? Infine, una costatazione: i direttori di Bild Zeitung, Die Welt e Münchner, che si sono comportati come i direttori di Libero e del Foglio, non sono stati sottoposti ad alcun procedimento né disciplinare né giudiziario. Perché? Hanno la fortuna di lavorare in Germania, dove la libertà di stampa esiste sul serio. E soprattutto non esiste l'Ordine dei gazzettieri. Beati loro.